Matteo Speroni
 
Il romanzo I diavoli di via Padova (edizioni Cooper, pagg. 157, euro 12) è ambiento ai giorni nostri a Milano, in una banlieue particolare, quella di Via Padova, un quartiere multietnico quasi in centro, a due passi da piazzale Loreto. Un quadrilatero di vie dove prendono vita decine di storie di italiani e di immigrati. Storie spesso dure, tra disperazione e riscatto, alcol e violenza, passioni, droga, azzardo e miseria. Le ondate migratorie degli ultimi dieci anni hanno trasformato il quartiere, popolandolo di Africa, Sudamerica, Cina, Europa dell’Est. Una zona che negli ultimi mesi è stata al centro delle cronache per l’omicidio di un 19enne egiziano e per gli scontri tra bande.
Via Padova è spaccio, prostituzione, lavoro nero, contrabbando, paura e vendette. Ma è anche passione civile, amicizia, solidarietà.
L’occhio del protagonista, un italiano vagabondo che vive da vent’anni in quella via, ci porta nei bar gestiti dai “bangla” e frequentati da marocchini e latinos, negli empori dei cinesi, nelle vie macchiate di sangue, nelle case fatiscenti popolate da disperati schiacciati dalle loro storie crude, nere. La cronaca di giornate sospese dove basta una scintilla per scatenare una guerriglia sanguinaria o per far calare il silenzio più denso.
Via Padova è un mosaico di umanità viva e bruciante.
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I diavoli di via Padova
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